La conferenza internazionale “Transitioning Away from Fossil Fuels”, svoltasi a Santa Marta (Colombia) tra il 24 e il 29 aprile, rappresenta un momento cruciale nella diplomazia climatica globale. Nata come sviluppo del percorso avviato dopo la COP30 e coordinata dai governi di Colombia e Paesi Bassi, ha riunito oltre 50 governi insieme a una vasta coalizione di attori tra i quali comunità indigene, movimenti sociali, ONG, accademici e istituzioni. L’obiettivo principale dell’incontro è stato quello di accelerare la transizione globale oltre i combustibili fossili, affrontando la crisi climatica attraverso un approccio più inclusivo, giusto e radicato nei territori.
Alcuni membri del Centro di Eccellenza Jean Monnet sulla Transizione Giusta dai Combustibili Fossili e del gruppo di ricerca “Cambiamenti climatici, Territori e Diversità” dell’Università di Padova hanno preso parte alla conferenza nei capitoli dedicati al mondo accademico e alla società civile, contribuendo attraverso la condivisione della ricerca scientifica sulla geovisualizzazione dei territori in transizione dal fossile, la co-organizzazione di alcuni dei flussi di lavoro ed il coordinamento di eventi paralleli svoltisi insieme alla conferenza.
Scopo e struttura della conferenza
La conferenza si è caratterizzata per una struttura tripartita: una componente accademica, una della società civile e una governativa. La parte accademica, organizzata come pre-conferenza scientifica, ha fornito analisi, modelli e proposte politiche sulla transizione energetica, includendo diversi flussi di lavoro su temi come l’uscita dall’estrattivismo e le politiche di phase-out.
Parallelamente, la società civile si è riunita nel “People’s Summit for a Fossil Free Future”, uno spazio autonomo e partecipativo volto a costruire una visione dal basso della transizione. Infine, la dimensione governativa ha ospitato il segmento politico di alto livello, in cui gli Stati hanno discusso e definito risultati concreti e impegni futuri.
Questa articolazione ha avuto l’obiettivo di colmare il divario tra conoscenza scientifica, mobilitazione sociale e decisione politica, creando un processo di convergenza tra attori spesso separati. Tuttavia, è emersa anche una tensione significativa: la partecipazione della società civile nei processi decisionali governativi è rimasta comunque limitata, con il rischio di una distanza tra dichiarazioni politiche e istanze dei territori.
La pre-conferenza scientifica
La pre-conferenza accademica ha informato il Pre-conference Synthesis Report (SMART), documento che raccoglie le raccomandazioni del mondo della ricerca per i governi. Nel corso delle discussioni sono emerse numerose osservazioni critiche volte a superare l’impostazione tecno-ottimista della bozza del documento, evidenziando in particolare la necessità di riconoscere maggiormente il ruolo della società civile nella transizione dai combustibili fossili e gli squilibri di potere tra comunità territoriali e capitale fossile.
I coordinatori hanno inoltre sottolineato l’importanza di consolidare la rete internazionale costruita durante la conferenza, incoraggiando la formazione di “coalizioni dei volenterosi” finalizzate alla produzione di articoli scientifici e rapporti peer-reviewed capaci di sostenere il dibattito politico e pubblico sulla transizione energetica.
Dalle sintesi finali dei gruppi di lavoro a cui il gruppo di ricerca ha partecipato sono emerse alcune linee critiche particolarmente rilevanti:
- trasformare i rapporti di potere nella transizione energetica, evitando la creazione di nuove “zone di sacrificio” ed eliminando quelle già esistenti;
- decentralizzare i processi di pianificazione, rafforzando al contempo i quadri internazionali in grado di connettere attori diversi, sostenere la co-creazione e accelerare l’apprendimento collettivo;
- ampliare i processi di produzione della conoscenza, includendo epistemologie provenienti dal Sud globale e approcci anti-coloniali, superando modelli esclusivamente tecnici e accademici a favore di prospettive radicate nei territori.
I territori liberi dal fossile
Uno dei nuclei più rilevanti della conferenza è stato rappresentato dalla “Conference on Fossil Fuel-Free Territories”, che ha riunito comunità indigene e movimenti territoriali impegnati nella resistenza all’estrattivismo, in particolare dalla regione amazzonica. Qui è emersa una visione radicale della transizione: non semplicemente un passaggio tecnologico, ma una trasformazione profonda dei rapporti tra società, economia e natura.
La dichiarazione politica e operativa sui territori liberi dal fossile sottolinea che la transizione deve fondarsi su sovranità territoriale, giustizia sociale e rispetto degli ecosistemi. In questo senso, liberare i territori dai combustibili fossili implica garantire autonomia su energia, acqua e cibo, senza le quali non può esistere una reale alternativa.
Un elemento centrale è la critica all’attuale modello di “transizione giusta”, spesso percepito come una riorganizzazione dell’estrattivismo sotto nuove forme “verdi”. I partecipanti hanno denunciato il rischio di nuove “zone di sacrificio” legate alle tecnologie rinnovabili e alle materie prime critiche, chiedendo invece un cambiamento sistemico basato su democrazia e conoscenze locali.
La dichiarazione insiste inoltre sul legame tra territori liberi dal fossile e “territori di pace”: la fine dell’estrattivismo è vista come condizione per ridurre conflitti, violenze e disuguaglianze. Tra le proposte emergono il rafforzamento delle istituzioni ambientali, il riconoscimento dei diritti delle comunità e la creazione di strumenti di pianificazione territoriale partecipata.
La dichiarazione della società civile
Il People’s Summit ha prodotto uno dei documenti più incisivi dell’intera conferenza: la “People’s Declaration for a Rapid, Equitable and Just Transition for a Fossil-Free Future”. Questo testo rappresenta una sintesi delle rivendicazioni di movimenti globali e comunità locali, frutto di un processo partecipativo durato mesi.
La dichiarazione interpreta la crisi climatica come il risultato di un sistema globale fondato su capitalismo, colonialismo e militarismo. Di conseguenza, la transizione energetica non può limitarsi alla sostituzione delle fonti, ma deve trasformare le strutture economiche e politiche globali.
Tra le richieste principali emergono:
- lo stop immediato a nuovi progetti di carbone, petrolio e gas;
- una rapida eliminazione delle infrastrutture fossili esistenti;
- il rifiuto delle “false soluzioni” come carbon capture, offset e geoingegneria;
- la cancellazione del debito dei Paesi del Sud globale;
- finanziamenti pubblici non basati su debito e riparazioni climatiche.
La dichiarazione sottolinea anche la necessità di porre i diritti umani e i diritti della natura al centro della transizione, promuovendo democrazia energetica e partecipazione diretta delle comunità.
La marcia finale e la mobilitazione
Un momento simbolico e politico di grande rilevanza è stata la mobilitazione finale. Oltre 2.000 persone hanno partecipato alla “March for a Fossil Free Future”, attraversando le strade di Santa Marta con musica, danza e manifestazioni artistiche.
La marcia ha rappresentato il passaggio dalla discussione all’azione: le richieste emerse nei giorni precedenti sono state portate nello spazio pubblico, trasformando la città in un luogo di espressione collettiva. Questo momento ha anche rafforzato il legame tra il People’s Summit e il processo istituzionale dell’Assembly of the People, dove le proposte della società civile sono state formalmente presentate al governo colombiano.
Accanto alla marcia, azioni dirette come il blocco del porto carbonifero di Drummond hanno evidenziato la volontà di colpire simbolicamente e concretamente le infrastrutture fossili, denunciando gli impatti socio-ambientali.
I risultati della parte governativa
Il segmento governativo ha prodotto alcuni risultati concreti, anche se non privi di limiti. Tra i principali esiti si evidenziano:
Creazione dello Science Panel for the Global Energy Transition (SPGET): una piattaforma scientifica globale per supportare i governi nella riduzione della dipendenza dai combustibili fossili e nel mantenimento dell’obiettivo di 1,5 °C.
Definizione di tre traiettorie di lavoro principali:
- sviluppo di roadmap nazionali per il phase-out;
- riforma delle architetture finanziarie (debito, sussidi, fiscalità);
- trasformazione dei sistemi commerciali verso un’economia decarbonizzata.
Annunci politici significativi:
- la Colombia ha dichiarato l’obiettivo di ridurre la domanda di combustibili fossili del 90% entro il 2050;
- la Francia è stata la prima nazione a presentare un piano dettagliato di uscita dal fossile (carbone entro il 2027, petrolio entro il 2045, gas entro il 2050).
Avvio di un nuovo processo internazionale: è stata annunciata una seconda conferenza nel 2027 a Tuvalu, co-organizzata dalla Repubblica di Irlanda, con l’intento di portare il dibattito nei territori più vulnerabili alla crisi climatica.
Riconoscimento dei limiti dell’attuale governance climatica: diversi governi hanno ammesso il fallimento dei meccanismi multilaterali esistenti, spesso influenzati dagli interessi dei combustibili fossili, proponendo la creazione di nuovi strumenti globali, come un trattato di non proliferazione dei combustibili fossili.
Parallelamente, il dialogo con i sindacati ha evidenziato la necessità di garantire lavoro dignitoso, servizi pubblici e democrazia energetica, mentre i ministeri colombiani hanno sottolineato l’urgenza di anticipare l’abbandono dei combustibili fossili per ragioni sia climatiche sia geopolitiche.
Tra Amazzonia e Artico: percorsi di transizione dal fossile giusta e radicata nel territorio. Forum sulla geovisualizzazione delle dinamiche sociali della yasunizzazione – Evento parallelo del 29 aprile
Adottando una prospettiva basata sul territorio e prendendo come riferimento le regioni iconiche dell’Artico e della foresta Amazzonica, il Centro di Eccellenza Jean Monnet sulla Transizione Giusta dai Combustibili Fossili ha coordinato l’evento parallelo del 29 aprile presso l’Università del Magdalena.
Il forum ha discusso l’urgenza di una transizione energetica giusta, analizzando l’eliminazione graduale dei combustibili fossili da una prospettiva localizzata e confrontando le pratiche delle comunità territoriali con le azioni del capitalismo estrattivo. La geovisualizzazione ha rappresentato il filo conduttore per inquadrare dove accadono le situazioni, l’entità delle pressioni, l’immaginazione di alternative e il processo per mettere in atto transizioni trasformative. Il forum ha inoltre contribuito al feedback sui processi in corso di preparazione dell’“Atlante per una transizione giusta dai combustibili fossili” e del “Dizionario delle pratiche di giustizia climatica per la transizione dai combustibili fossili”.
Tredici organizzazioni hanno collaborato alla preparazione, comunicazione e attuazione del forum offrendo un panel di ricercatori e attivisti: Centro di Eccellenza Jean Monnet sulla Transizione dai Combustibili Fossili (coord.), Acción Ecológica, Unión de Afectados y Afectadas por las Operaciones Petroleras de Texaco (UDAPT), Colectivo de Geografía Crítica, Fundación Pachamama, Universidad Andina Simón Bolívar, CENSAT Agua Viva, Pacto Ecosocial y Intercultural del Sur, Red para la Reducción de Combustibles Fósiles en América Latina y el Caribe, University of Sussex, Earth Insight, Sovereign Inupiat for a Living Arctic (SILA), Universidad del Magdalena.
Prendendo l’Amazzonia e l’Artico come regioni iconiche di trasformazione, il dialogo ha trasceso il locale per esplorare la yasunizzazione come fenomeno globale di mobilitazione sociale generato da una moltitudine di iniziative dal basso. L’attenzione si è concentrata sulle pratiche territoriali già esistenti al fine di individuare percorsi operativi dopo i cinque giorni di discussioni e riflessioni in diversi settori e contesti della Conferenza di Santa Marta.
Le voci dei territori, veicolate da testimoni, mappe e immagini, sono state protagoniste del forum. Siqiñiq Maupin ha condiviso le prospettive delle comunità Iñupiaq sulla transizione dai combustibili fossili nell’Artico, confrontando la mappa dell’Alaska con quella degli Stati Uniti e localizzando i territori transnazionali Inuit al di là dei confini statunitensi.
Esperanza Martínez si è concentrata sulla giustizia climatica riparativa nella fase di dismissione e ripristino del progetto Yasuní ITT in Ecuador, sottolineando l’importanza della formazione e dello scambio con altre esperienze. Javier Felix ha presentato la gestione territoriale alternativa nell’Amazzonia ecuadoriana e peruviana (Cuencas sagradas) basata sulla pianificazione bioregionale.
Carlos Larrea ha immaginato scenari di implementazione dell’iniziativa Yasuní in regioni con maggiore biodiversità nei paesi in via di sviluppo.
Massimo De Marchi ha presentato una serie di ricerche applicate sulla permanenza dei combustibili fossili nel sottosuolo in diverse aree del mondo, concentrandosi sull’Artico, sull’Amazzonia e sull’Italia, sottolineando l’importanza di un approccio di citizen science estremo, che combina la mappatura sul campo con rilievi tramite droni, immagini satellitari e analisi GIS.
María José Guichay Álvarez ha condiviso le esperienze di comunità energetiche in America Latina, evidenziando come la speranza risieda nelle pratiche già esistenti all’interno delle autonomie territoriali.
Liliana Buitrago ha illustrato il ruolo del patto ecosociale e interculturale del Sud del mondo per una transizione giusta, basata sulla valorizzazione delle diversità.
Ignacio Arroniz Velasco ha presentato alcune mappe che evidenziano le minacce e le sfide dell’estrattivismo dei combustibili fossili nei territori dell’Africa e del Sud-Est asiatico.
Lo spazio di dibattito tra i partecipanti è stato ricco e molto interattivo e si è concluso con l’intervento delle rappresentanti dell’ASOMI (associazione delle donne indigene del Putumayo), che hanno condiviso la preoccupazione territoriale per il rischio della transizione estrattiva dal petrolio al rame. Hanno concluso l’intervento con un canto condiviso con tutti i partecipanti.

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The Climate Corner.
19 maggio 2026, 16:00 – Online in lingua italiana | Risultati e prospettive dopo la conferenza di Santa Marta: Transitioning Away from Fossil Fuels
A distanza di un mese dalla conferenza, gli inviati del Centro di Eccellenza Jean Monnet sulla Transizione Giusta dai Combustibili Fossili e del gruppo di ricerca “Cambiamenti climatici, Territori, Diversità” restituiranno in modo critico limiti e punti di forza, sensazioni, riflessioni e prospettive emerse durante le diverse fasi del processo decisionale, tra istituzioni, accademia, società civile, movimenti, nazionalità indigene e comunità afrodiscendenti.
L’evento si svolge all’interno del Festival dello Sviluppo Sostenibile (6-22 maggio) organizzato da ASviS.
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